L'ARMATURA DEL SAMURAI

La vestizione del bushi cominciava con un perizoma (tazuna, fundoshi), preferibilmente di lino o di cotone bianco, foderato o non foderato a seconda della stagione. Di seguito indossava una camicia (shita-gi) simile al kimono d'uso quotidiano, fissata alla vita da una cintura (obi) che veniva fatta girare due o tre volte attorno al corpo e legata frontalmente, anche se alcuni preferivano legarla dietro. Quest'ultimo metodo era sconsigliato dai veterani, poiché era difficile allacciare nuovamente la cintura sotto l'armatura nel caso si fosse slacciata sul campo di battaglia. I bushi d'alto rango, sopra al perizoma, erano soliti indossare vesti sontuose e largamente ricamate. Quasi tutti i bushi di basso rango però si accontentavano di una camicia corta ed estremamente funzionale, chiamata hidagi. Sopra di essa, il bushi di grado alto poteva indossare un tipo di pantalone-gonna cerimoniale con la parte posteriore rigida (koshi-ita) dalle aperture laterali, chiamato hakama, mentre il bushi di grado medio portava calzoni simili, ma più corti e stretti, chiamati kobakama. I guerrieri dei ranghi inferiori portavano una versione ancora più corta (matabi-ki) generalmente rincalzata sotto la camicia.

Venivano poi indossate un paio di calze speciali (tabi) con una divisione per l’alluce fatte di pelle conciata (kawa-tabi) o di cotone (mobien-tabi). Sopra queste, il bushi si infilava i gambali habaki, anch'essi foderati o meno a seconda della stagione, di solito legati nella parte interna dello stinco, per evitare l'attrito contro gli schinieri (sune-ate), più rigidi, che venivano calzati sopra. Ai piedi, il bushi d'alto grado portava stivali (kegetsu) foderati di seta o di broccato con suole di cuoio rigido mentre la parte superiore era in pelle d’orso. I guerrieri di rango inferiore portavano invece versioni più modeste (waraji) di vario materiale, come canapa, fibre di palma e cotone. Di solito ne portavano un paio di ricambio appesi alla cintura.

Le gambe, dal ginocchio alla caviglia, erano protette dai parastinchi (sune-ate) fatti di solito di metallo modellato o di cuoio laccato nella parte anteriore, allacciati dietro o cuciti al tessuto imbottito. I cavalieri usavano portare schinieri con un'ampia piastra laterale dalla parte esterna, e sporgente verso l'alto per proteggere le cosce dai colpi di spada e di lancia. Il ginocchio era solitamente protetto da una coppa metallica che faceva parte dei parastinchi.

La parte superiore delle cosce era protetta da un pezzo chiamato haidate, simile a un grembiule. Questo paracosce, aperto in mezzo, si allacciava intorno alla cintura e si annodava sul davanti. Negli antichi manuali sull'arte della guerra si consigliava di annodare i lacci all'esterno della corazza (do) per poterli togliere nel caso si dovesse attraversare un fiume o una palude.Il guerriero poi infilava i guanti (yugake) di pelle conciata, preferibilmente sfoderati, spesso con un piccolo buco al centro del polso. Su questi, per proteggere le braccia dalla mano alla spalla, infilava maniche aderenti che si allargavano in alto in modo da adattarsi alla spalla, fatti di stoffa, seta imbottita o cuoio. Questa manica corazzata (kote tegai) era protetta all'esterno da una serie di difese metalliche che cominciavano con una piastra per coprire la spalla sotto l'altro paraspalle (sode). Due pesanti lacci legavano questa piastra al petto, una terza la fissava alla manica corazzata. La parte superiore del braccio era coperta da un'altra grande piastra di metallo (o più di una), fissata con maglia metallica mentre il gomito era protetto da una piastra concava e circolare (hij-igane). Per l'avambraccio, dal gomito al polso, si usava una lunga lamina o da una serie di strisce metalliche longitudinali (kote).L'interno del braccio era coperto da stoffa imbottita o da cuoio, allacciati con corde di seta o cinghie di pelle. La difesa era basata soprattutto sull'abilità del bushi, più che dai pezzi dell'armatura, poiché questa parte era particolarmente vulnerabile quando egli alzava le braccia per l'abituale fendente con la spada o faceva roteare la lancia per sferrare un colpo circolare. L'affondo diretto della lancia verso l'ascella o il fendente dal basso verso l'alto della spada erano tecniche famose del sojutsu e del kenjutsu, e potevano venire usate per paralizzare un braccio o per reciderlo completamente dal corpo. Va tenuto sempre presente che nel corso delle epoche, in base al grado del bushi e del suo stile di combattimento, le protezioni potevano variare anche di molto.Le ascelle, che erano senza protezioni, dato il varco tra le maniche corazzate (kote) e le piastre laterali (watagami) del corsaletto (do), erano coperte da tamponi di maglia, rinforzati con piastre o scaglie, chiamati waki-biki. Venivano portati sotto il corsaletto, separatamente, annodati con corde o fissati con bottoni.

L'elemento centrare di un'armatura, oltre all'elmo (kabuto), è sempre stata la corazza (do). In Giappone, lo stile di questi due elementi rappresentò ed identificò l'armatura di parecchi periodi della storia del paese. La parte principale del corpo del bushi era solitamente racchiusa in un corsaletto (o corazza) fatto di grosse lamine di metallo. Vi erano anche corsaletti di cuoio laccato, inbottiti all’interno, coperti all'esterno da strisce di scaglie allacciate strettamente insieme da corde di seta o di pelle; oppure corsaletti di scaglie di cuoio e di metallo disposte sopra la maglia, o inchiodate insieme. Nei vari periodi, in Giappone vi fu una varietà apparentemente infinita di corsaletti e corazze, raggruppabili principalmente in due categorie: i più comuni erano fatti di molti pezzi metallici o piastre allacciati con cordicelle (i do veri e propri) e quelli fatti di un unico pezzo. Questi ultimi chiamati corazze a petto di piccione (hatomune-do) o del santo (hotoke-do) poiché simulavano la curva del corpo umano, erano più rari. Coprivano il corpo dal collo fin sotto la cintura, e vennero portati in Giappone durante il sedicesimo e il diciassettesimo secolo. Erano "apparentemente ispirati alle forme europee e spesso anche di fattura europea". La prima categoria includeva molti corsaletti e corazze composti da grosse lastre metalliche, suddivisi a loro volta in due grandi classi: una che comprendeva tutti quelli che avevano l'apertura sul dorso (haramaki-do) e l'altra tutti quelli con le aperture ai lati (do-maru). Sembra che la prima classe fosse la più antica e si dice sia derivata da un modello creato per l'imperatrice Jingo che era incinta quando invase la Corea e perciò aveva bisogno di un corsaletto più flessibile e adattabile. Questo tipo di do si diffuse soprattutto tra i samurai di basso rango poiché era possibile sostituire le varie parti separatamente. Entrambi i modelli erano fatti solitamente di larghe piastre unite da rivetti, in modo da coprire i quattro lati del corpo che pendevano da fasce imbottite (kara-ate) appoggiate alle spalle, e consistevano nei seguenti elementi: un pettorale (tate-nashi-do), generalmente ornato e coperto da una guardia di cuoio; una piastra per il fianco sinistro (waki-ita) che era solitamente fissata a quella anteriore e a quella posteriore con cardini e corde; una piastra per il fianco destro (waki-date) che era spesso un pezzo separato legato intorno al corpo da corde, prima che venissero indossati gli altri pezzi; la piastra dorsale (oshi-tsuke), infine, rafforzata in alto da una lamina separata (moki-ita). La seconda piastra (sata-ita) era solitamente formata da una o più file di scaglie allacciate in un motivo incrociato (hishinui) e al centro di questa piastra pendeva il grosso, caratteristico anello con la corda e le nappe ornamentali di seta (age-maki) che serviva anche tenere fermi i paraspalle quando il bushi combatteva. Su questa piastra c'erano due alveoli nei quali si fissava l'asta che reggeva la bandiera del cavalleggero giapponese con il simbolo della famiglia di appartenenza. Quando non veniva portata questa bandiera, poteva essere sostituita con nastri colorati, un distintivo di pelle o della carta rigida con il simbolo del clan al centro. In base al rango, il do poteva essere finemente decorato e irrobustito da piastre supplementari di protezione.

Alla corazza, dalla cintola in giù, pendevano una serie di piccole lamine sovrapposte, oppure un gonnellino laminato (kusuazuri) tenute assieme da corde di seta.Intorno alla vita, veniva portava una cintura caratteristica (uma-obi) fatta di lino o di stoffa con nappe e fiocchi nella parte anteriore; quando il guerriero tagliava le estremità di questa cintura e gettava via il fodero della spada, che solitamente portava infilata nella cintura stessa, manifestava chiaramente ai nemici l'intenzione di morire sul campo di battaglia e sottolineava il carattere disperato del suo impegno di combattente.

Le spalle del bushi dei ranghi superiori erano protette ai lati da due grosse guardie caratteristiche (sode) formate da scaglie disposte in numerose strisce. La forma di questi paraspalle era solitamente rettangolare o quadrata e la grandezza era molto variabile: da grande (o-sode), a piccola (ko-sode). Questi paraspalle erano largamente decorati di simboli, cimieri ed altri motivi evocativi. Gli spallacci erano legati sia alle braccia sia al corpo per evitare che si muovessero durante il combattimento o la marcia.Infine il guerriero disponeva sul fianco della corazza le spade che preferiva, sia quella corta (wakizashi) che quella lunga (tachi). Nei tempi più antichi, egli usava inoltre portare un'altra spada molto pesante e solitamente più lunga del normale katana, chiamata nodachi, che si portava solitamente legato al dorso.

Il collo veniva protetto dal yodarekake, una gorgiera fatta di scaglie che poteva essere allacciata anche al kabuto.

 

ELMO

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